Vestirsi di sedie

10.03.22 – 10.03.22

La rassegna Giulietta, curata da Stefano Giuri, si inserisce nell’ambito del Public Program di NAM – Not A Museum e racchiude happening, performance e installazioni temporanee che dialogheranno con gli spazi di Manifattura Tabacchi.

 

 

 

Il secondo appuntamento di Giulietta è giovedì 10 marzo, alle 18:30 in Piazza dell’Orologio, con la performance Vestirsi di sedie di Gianni Pettena.

 

A seguire, il pubblico è invitato a partecipare a un incontro con l’artista, presso lo spazio Festa, per parlare della performance e condividere il percorso iniziato al Minneapolis College of Art and Design e che segna in Manifattura Tabacchi la sua IV edizione.

 

 

Le sedie attraversano la città, diventando strumenti adatti a una possibile integrazione, disarticolati se non indossati, segnale della necessità di una presenza corporea per avere un senso.

La performance Vestirsi di sedie fu condotta da dieci allievi di Pettena al Minneapolis College of Art and Design. Indossate le sedie, i ragazzi percorrono la città, a piedi, in autobus, la propria sedia come la propria ombra, sostano, rientrano.

Le sedie furono poi esposte insieme a altra documentazione, come reperto, al Minneapolis Institute of Arts in una mostra in cui otto erano affisse alla parete e due erano state ibernate nella resina, imprigionate nelle due posizioni tipo, d’uso e di riposo.

 

 

Gianni Pettena, Wearable Chairs / Vestirsi di Sedie, 1971, courtesy dell’artista

 

 

GIANNI PETTENA

 

 

 

 

Gianni Pettena (Bolzano, 1940. Vive e lavora a Fiesole).
Gianni Pettena è tra i fondatori, alla fine degli anni ’60 a Firenze, del movimento “architettura radicale” insieme a Superstudio, Archizoom, UFO.
Nel 1972 realizza la sua prima mostra personale alla John Weber Gallery a New York. Negli anni successivi si dedica sia all’attività di artista che a quella accademica, spesso indagando le connessioni tra le proposte delle generazioni più giovani e il retaggio della sperimentazione iniziata negli anni ‘60. Le opere di Gianni Pettena, in particolare i lavori del cosiddetto periodo ‘americano’ (1972) e i molti disegni la cui visionarietà si è poi spesso tradotta in profetica realtà, assumono un valore tanto per la loro specificità e unicità all’interno della sperimentazione radicale degli anni Sessanta e Settanta quanto per i loro influssi sul mondo dell’architettura, del design e dell’arte contemporanea successivi.

 

 

Il suo lavoro è stato presentato in musei e istituzioni come: il Centre Pompidou di Parigi (1978), la Biennale di Venezia (1996), il Mori Museum di Tokyo (2004), il Barbican Center di Londra (2006), il PAC di Milano (2010), e il Museion di Bolzano (2008, 2014 e 2017).