Workshop con Marzia Migliora

Nel paese delle ultime cose, ci sarà la storia dell’edificio

Marzia Migliora

A chiudere il ciclo di workshop in Manifattura è l’incontro con Marzia Migliora, artista torinese d’adozione che si esprime in una molteplicità di tecniche e linguaggi, tra cui il video, il suono, la performance, l’installazione e il disegno.

Migliora chiede ai sei artisti in residenza di lavorare sulla storia della Manifattura Tabacchi. Propone loro alcuni studi sulle condizioni lavorative all’interno della fabbrica quando ancora era in funzione, che spiegano come molti dipendenti contraessero tumori e malattie polmonari per via della forte esposizione ai vapori e alle polveri frutto della lavorazione e trasformazione del tabacco. Ciò che colpisce gli artisti è il fatto che si tratta delle medesime malattie contratte dai fumatori.

A partire da questa constatazione i sei artisti sono invitati ad effettuare un tour all’interno dei depositi e dei magazzini della Manifattura, per identificare oggetti e materiali emblematici di questa analogia.

Decidono di lavorare con il catrame, sperimentando il suo impatto su diversi materiali di risulta appartenenti sempre alla storia della fabbrica.

L’opera collettiva viene creata a partire da una tenda trovata negli ex appartamenti dei dirigenti. La stoffa viene imbevuta di catrame fino a metà e la tenda viene sospesa al soffitto ancora grondante, divenendo una drammatica quinta teatrale.

Mohsen Baghernejad Moghanjooghi,Matteo Coluccia, Stefano Giuri, Lori Lako, Gioele Pomante,Tatiana Stropkaiová

Idrocarburi Policiclici Aromatici

2019

Carta Photorag308, legno naturale, plexiglass, 110×163 cm

 

L’esercitazione collettiva del workshop con l’artista Marzia Migliora si è concretizzata in una fotografia scattata da Robert Pettena nel vuoto disadorno di uno degli immensi edifici della Manifattura un tempo operosi. L’immagine ha come soggetto una tenda per metà intrisa di catrame nero, denso e materico, installata tra le campate degli imponenti colonnati progettati da Pier Luigi Nervi. Questo tessuto saturo e colante di catrame nero, sospeso nel vuoto, apparentemente avulso dal contesto, diviene nell’immagine depositario della memoria storica e di lavoro di questo luogo.